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I giovani e il gioco con vincite in denaro: comprendere le dinamiche e promuovere il Gioco Responsabile

L'intervista a Cinzia Castiglioni, Vicepresidente del Consiglio Direttito della Fondazione FAIR

La Fondazione Fair, in collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha avviato una ricerca scientifica rivolta ai giovani tra i 18 ei 25 anni, sia giocatori che non giocatori.

Per approfondire obiettivi e risultati attesi, abbiamo intervistato la Prof. Cinzia Castiglioni, che insieme al Prof. Edoardo Lozza, è responsabile dello studio. Con lei cercheremo di capire quali risultati si intendono ottenere e se questo progetto possa rappresentare un punto di partenza per nuove iniziative di prevenzione del gioco problematico.

Da cosa nasce questo progetto di ricerca relativo ai giovani under 25 e alla loro propensione al gioco? Quali sono gli obiettivi che vi siete posti con questa ricerca?

Questo progetto nasce dall’esigenza di comprendere meglio il rapporto tra i giovani under 25 e il gioco/scommesse con vincita in denaro, in un contesto in cui le opportunità di gioco sono sempre più accessibili, fisicamente ma soprattutto online. L’obiettivo principale della ricerca è identificare le motivazioni, i significati e i contesti sociali che portano i giovani a giocare, per comprendere non solo le dinamiche del gioco, ma anche le potenziali vulnerabilità e i fattori di rischio. Inoltre, vogliamo individuare strategie di prevenzione efficaci e strumenti di comunicazione mirati che possano promuovere un approccio più consapevole e responsabile al gioco.

Secondo lei, in base alle vostre aspettative e alle prime risultanze dell’analisi qualitativa, cosa spinge sempre più giovani a “dedicarsi” se così possiamo dire, al gioco con vincita in denaro?

Dai primi risultati dell’analisi qualitativa emergono diversi fattori che spingono i giovani a giocare. Tra questi vi possono essere la ricerca di emozioni e adrenalina, la volontà di mettersi alla prova e il desiderio di guadagno facile. Nel contesto odierno, caratterizzato non solo da crisi politiche, sociali e ambientali, ma anche da insicurezza economica e dalla difficoltà nel progettare il proprio futuro, il gioco può rappresentare un’evasione da problemi personali e una risposta a situazioni di stress. È stato interessante osservare come l’avvicinamento al gioco possa avvenire fin da giovanissimi e come spesso si inserisca in una tradizione familiare. In alcuni casi, il gioco viene praticato insieme a un nonno o uno zio, diventando un’attività che scandisce alcune ricorrenze ed è associata a momenti di festa e situazioni celebrative. In altri casi, il primo approccio al gioco assume la forma di un vero e proprio rito di iniziazione tra pari, con una forte dimensione affettiva ed una connotazione di collante sociale. Questo aspetto contribuisce a normalizzare l’esperienza del gioco, facendolo percepire come un’attività condivisa e accettata all’interno del proprio gruppo di riferimento, elemento che viene ulteriormente rinforzato nei contesti digitali e sui social media.

A suo avviso, ci sono segnali premonitori di alcuni comportamenti legati al gioco con vincita in denaro che potrebbero essere intercettati precocemente nei giovani maggiorenni?

Sì, esistono alcuni segnali premonitori che possono indicare una possibile transizione verso comportamenti problematici. Sono gli stessi giovani a segnalare alcuni campanelli d’allarme che meritano attenzione: superare il budget autoimposto, magari nel tentativo di recuperare una perdita; giocare in modo eccessivo online, spesso in isolamento, con il rischio di perdere la cognizione del tempo e dello spazio, soprattutto nei fine settimana o nelle ore notturne; e giocare non più per svago, ma come valvola di sfogo per stress e rabbia. Riconoscere tempestivamente questi segnali deboli è essenziale per intervenire precocemente e prevenire l’evoluzione verso forme di gioco problematico.

Questa ricerca potrebbe portare alla nascita di nuovi progetti, soprattutto in termini di prevenzione, per sensibilizzare questa parte fragile della popolazione, in questo caso appunto i giovani?

Assolutamente sì. La nostra ricerca mira a fornire dati concreti che possano guidare lo sviluppo di campagne di sensibilizzazione e interventi di prevenzione mirati ai giovani. Potrebbe tradursi nella creazione di programmi educativi nelle scuole e nelle università, nella progettazione di strumenti di supporto e auto-valutazione per i giovani a rischio, e nello sviluppo di strategie di comunicazione che contrastino le narrazioni fuorvianti sul gioco d’azzardo. Inoltre, i risultati della ricerca potrebbero essere utilizzati per influenzare le politiche di regolamentazione del settore e promuovere pratiche di responsabilità sociale tra gli operatori del gioco. Da questo progetto stanno anche emergendo bisogni informativi più ampi che riguardano competenze di carattere finanziario, andando oltre la mera applicazione legata al mondo del gioco. È evidente la necessità di migliorare l’educazione finanziaria (la cosiddetta “financial literacy”) di questa popolazione, fornendo strumenti utili per una gestione più consapevole del denaro.

 

In conclusione, ci potrebbe dare, un suo personale parere sul gioco problematico e i giovani e in che modo, secondo lei una corretta comunicazione sul Gioco Responsabile possa aiutare i giovani a giocare meglio e a prevenire il gioco problematico?

La promozione del Gioco Responsabile tra i giovani è una questione complessa che richiede un approccio multidimensionale. È fondamentale riconoscere che i giovani sono particolarmente vulnerabili agli effetti negativi del gioco, sia per la loro minore esperienza nella gestione del denaro, sia per la maggiore esposizione e facilità di accesso ai contesti di gioco. La comunicazione su questo tema necessita di un rinnovamento: deve essere "svecchiata", meno retorica e istituzionale, adottando linguaggi più familiari e accessibili, nonché sfruttando format noti ai giovani come quelli tipici dei social media. No al paternalismo, sì a un maggiore coinvolgimento attraverso la scelta di testimonial efficaci e l’uso di uno stile più leggero e ironico. Solo attraverso un dialogo aperto, autentico e mirato possiamo contribuire a ridurre il rischio di comportamenti problematici e promuovere una cultura del Gioco Responsabile tra i giovani.

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